La vicepresidente esecutiva della Commissione europea Teresa Ribera ha aperto alla possibilità di adattare il quadro europeo sugli aiuti di Stato all’industria se la crisi energetica derivante dal conflitto in Medio Oriente dovesse aggravarsi e continuare a spingere verso l’alto i prezzi.
Intervenendo alla 23ma Conferenza internazionale sulla concorrenza di Berlino, Ribera ha spiegato che il Clean Industrial State Aid Framework (CISAF) adottato nel giugno 2025, è nato per accompagnare la trasformazione industriale e la decarbonizzazione, ma potrebbe non essere sufficiente da solo in uno scenario di emergenza prolungata.
“È stato concepito per sostenere la trasformazione, ma è adatto a fornire risposte a forti aumenti dei prezzi dell’energia in un contesto di emergenza? Sono sicura che questa sarà una discussione che dovremo affrontare se la crisi attuale dovesse restare con noi troppo a lungo”, ha dichiarato Ribera che lo scorso 10 marzo ha presentato insieme al commissario all’Energia, Dan Jorgensen, il pacchetto sull’energia pulita con l’obiettivo di stimolare gli investimenti in soluzioni energetiche pulite prodotte in Europa e fornire agli Stati raccomandazioni per alleggerire il peso dei prezzi dell’energia su famiglie e imprese.
Ribera ha però evitato di presentare la questione come una decisione già presa, insistendo sul fatto che Bruxelles è ancora in una fase di valutazione. “È troppo presto per avere una risposta, ma è qualcosa a cui dobbiamo prestare attenzione”, ha detto la vicepresidente della Commissione e responsabile per la concorrenza durante la sessione di domande e risposte.
La politica spagnola ha rivendicato il carattere “lungimirante” del quadro attuale, sostenendo che esso offre “basi sufficienti e solide” per consentire agli Stati membri di accompagnare la trasformazione industriale senza creare distorsioni indebite, ma ha anche riconosciuto che “la questione è che questi strumenti non sono stati progettati per casi di emergenza” come quello che l’UE sta vivendo in questo momento. “Dobbiamo forse pensare a un capitolo d’emergenza? Può darsi”, ha affermato.
Nel suo intervento, Ribera ha collegato la riflessione sull’eventuale revisione del CISAF al nuovo shock innescato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente dove il blocco della Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e i continui attacchi contro le infrastrutture petrolifere nel Golfo hanno fatto schizzare i prezzi di petrolio e gas a livelli che non si vedevano dal 2022.
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“I mercati dell’energia hanno reagito immediatamente. I prezzi del gas sono balzati bruscamente, i benchmark del petrolio sono tornati a salire. E c’è questa incertezza che aleggia nell’aria”, ha osservato Ribera.
Secondo la vicepresidente, si tratta di dinamiche già viste, nelle quali “le tensioni geopolitiche si traducono immediatamente nel mercato e in bollette più alte, pressioni inflazionistiche, incertezza per le imprese”.
Pur ribadendo che la direzione strategica dell’Unione non deve cambiare, Ribera ha spiegato che la Commissione vuole evitare che l’emergenza travolga i segnali di lungo periodo legati alla transizione energetica e alla competitività. “Non possiamo far deragliare il lungo termine, il prezzo del carbonio, il funzionamento dei mercati”, ha detto, aggiungendo che eventuali interventi non dovranno compromettere “affidabilità, prevedibilità, certezza” né scoraggiare gli investimenti. Un altro principio da salvaguardare, ha insistito, è la tenuta del mercato unico: “Dobbiamo evitare la frammentazione del mercato”.
Proprio per questo Ribera ha sottolineato la preferenza della Commissione per una risposta coordinata a livello europeo, anziché per una proliferazione di misure nazionali divergenti. “Qualunque sia il quadro europeo, i governi sentiranno di dover reagire. Per questo è molto meglio avere un quadro comune ed essere chiari ed equi su come identificare misure nazionali simili nei 27 Stati membri”, ha affermato. E ancora: “Non significa che tutti debbano fare la stessa cosa, ma almeno poter contare su un menù comune potrebbe essere d’aiuto”, ha affermato.
Nel frattempo, la vicepresidente ha ricordato che già oggi esistono margini di intervento nel quadro attuale. “È importante sottolineare che il CISAF consente anche di offrire un sollievo a breve termine alle bollette elettriche degli utilizzatori ad alta intensità energetica”, ha dichiarato, spiegando che l’obiettivo è fare in modo che “la profonda trasformazione dell’economia non abbia impatti negativi nella fase di transizione”. Ha poi aggiunto che qualsiasi forma di sostegno dovrà comunque restare “trasparente, equa e soggetta alle regole della concorrenza”.
Ribera ha inoltre richiamato le linee guida riviste sugli aiuti di Stato legati al sistema europeo di scambio delle quote di emissione. “Abbiamo anche adottato linee guida rivedute sull’Emission Trading Scheme (ETS), su come utilizzare i ricavi per garantire che i settori particolarmente colpiti possano contare su un qualche ritorno”, ha detto.
“Abbiamo ampliato il numero dei settori che possono beneficiare di questi sostegni e aumentato l’intensità dell’aiuto fino all’80% per i settori a più alta intensità energetica. Questo è uno strumento aggiuntivo a disposizione degli Stati membri per aiutare temporaneamente l’industria”.
Ribera ha infine richiamato l’esperienza delle crisi precedenti, dalla pandemia alla fase più acuta dello shock energetico seguito all’aggressione russa contro l’Ucraina, sostenendo che l’Unione dispone oggi di più strumenti e di maggiore esperienza per agire con rapidità. Ma ha anche avvertito che, se la situazione dovesse peggiorare, la Commissione dovrà essere pronta a lavorare con gli Stati membri e con le autorità nazionali della concorrenza per preparare una risposta comune.

